Persa un’occasione ..!

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Il derby poteva essere l’occasione per rilanciare l’immagine della Calabria, invero ancora una volta stigmatizzata come terra di violenza e senza speranza.

Altro che spot di promozione turistica della Calabria, per cui si spendono centinaia di migliaia di euro. Con tutto il rispetto, il messaggio positivo e gratuito che sarebbe potuto arrivare da un derby senza restrizioni di sorta, con la partecipazione totale della tifoseria rossoblù, avrebbe fornito un’immagine di una Calabria matura e pronta a nuove sfide sociali, dal valore incommensurabile. Invece si è voluto propinare, all’Italia intera, il solito stigma di una Calabria violenta, terra di mafie e sequestratori, senza speranza, senza futuro. Tutto questo quando tanti altri derby, molto più pericolosi perché più difficili da gestire per un numero quintuplicato di tifosi, sono privi di restrizioni.

Senza quelle che, a tutti gli effetti, sono delle privazioni della libertà di spostarsi da un luogo all’altro, senza quella che è, non può che essere definita altrimenti, una vera e propria punizione per i tifosi rossoblù, i quali, v’è da dire, non si macchiano di scontri con tifoserie avversarie ormai da tempo immemore, sarebbe stato tutt’altro derby, sarebbe stato tutt’altro calcio, perché come abbiamo imparato durante le restrizioni dovute al Covid-19, il calcio senza la passione dei tifosi sugli spalti non ha motivo di esistere.

Niente come il calcio è capace di arrivare ovunque ed a chiunque, di veicolare messaggi semplici, ma efficaci, di colpire l’attenzione del giovane piuttosto che dell’anziano, del tifoso incallito e della donna in carriera. Vedere allo stadio Ceravolo di Catanzaro ambedue le tifoserie al completo, con un immaginabile spettacolo di colori e umori, di suoni e silenzi, sarebbe valso come centinaia di spot promozionali e milioni di appelli alla non violenza.

Sebbene le pay tv la facciano ormai da padrone, imponendo giorni ed orari in cui giocare, limitando l’afflusso o, forse meglio, creando le condizioni affinché il tifoso possa lentamente staccarsi dallo stadio, possa preferire la comodità della poltrona e il tepore di casa alla scomodità della quasi totalità degli stadi italiani, compresi Ceravolo e San Vito-Marulla; sebbene le stesse società di serie A e B basino i loro bilanci più sugli introiti da diritti televisivi che da quelli da botteghino, ormai ridotti al 10% massimo; sebbene gli stesi organi deputati al controllo delle tifoserie o quelli chiamate a pronunciarsi per l’attuazione delle disposizioni e delle misure organizzative e di prevenzione e contrasto della violenza in occasione di manifestazioni sportive, tendano maggiormente a limitare la presenza dei tifosi negli stadi per poterli controllare più agevolmente, insomma, sebbene nulla favorisca la presenza dei tifosi negli stadi, quando mancano il tutto assume dei contorni sfumati, il contesto sbiadisce: i calciatori si sentono orfani; se presente, la tifoseria avversaria si sente inutile (come accadde nel derby con la Reggina lo scorso anno); le autorità percepiscono il fallimento perché, in  fondo, il calcio è l’oppio dei popoli, è nato per la gente, per fornire loro le piacevoli sensazioni dell’eccitazione e scaricare le tensioni della vita accumulate durante la settimana.

Oggi invece la partita diviene sempre più “calciospettacolo” per fruitori passivi ed isolati nel chiuso di una stanza privata, mentre lo stadio (luogo pubblico per eccellenza come la piazza) diviene luogo di aggregazione sempre più marginale. Parimenti lo sponsor conta molto più dei tifosi, e così i dirigenti delle società calcistiche preferiscono avere come “tifose” le aziende, industriali o finanziarie. Il “povero” ed ingenuo tifoso che sbraita, si dimena e magari provoca danni a sé stesso (prima che agli altri) appare via via più emarginato, costretto ad ore di fila per procacciarsi un biglietto che avrebbe potuto tranquillamente acquistare da casa, obbligato a trasferirsi a Catanzaro con mezzi organizzati che non si trovano o i cui prezzi sono andati nel frattempo alle stelle. Tanto meglio tenerli chiusi in casa questi cosentini..!!

 

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Nato a S. Marco Argentano (Cs) il 27 settembre 1962, sociologo di professione e giornalista per passione. Laureato in Scienze Economiche e Sociali all’Università della Calabria con una tesi sui “Significati del Calcio, sport, società e tifosi, con particolare riferimento alla vicenda cosentina”. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 1994 presso l’emittente TEN e poi a Cam Tele3. Lasciata l’attività per motivi legati alla professione di sociologo, pur continuando a seguire le vicende del Cosenza come per quasi tutta la mia vita, sono ritornato al giornalismo nel 2010 iniziando la collaborazione con il quotidiano Cosenza Sport ed in seguito con il Gazzellino della Calabria. Dal 2012 al 2016 cronista tecnico delle partite del Cosenza calcio per conto di Jonica Radio/Tv Sud e Lupindiretta. Nel 2013 ho collaborato anche con l’emittente televisiva RTI, con la testata on line News di Calabria e Magico Cosenza. Dal 2016 conduttore di Lupus in Forum su Mediaterronia Tv, emittente comunitaria della quale da gennaio 2017 ne sono diventato Direttore responsabile. Dal 2012 collaboro con il Corriere Sportivo di Calabria, dal 2019 come caporedattore.

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