Si salvi chi può

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Quando la nave affonda i topi scappano… e la nave resta sul fondo

Il primo ministro Draghi ha emanato il piano delle “aperture”, c’è da garantire il lavoro ad alcune categorie cercando di salvaguardare la salute dei cittadini in funzione di una campagna di vaccinazione che deve andare a regime. Un rischio calcolato secondo lo stesso ministro, che soddisfa chi voleva un netto cambio di rotta rispetto al precedente governo. Un rischio calcolato male, secondo il noto virologo Massimo Galli, che ci espone ad altre perdite umane. Insomma si cerca di salvare capra e cavoli e che ognuno si arrangi. Ed allora ognuno cerca di salvare la pellaccia, tra furbetti del vaccino e chi si affanna a fare rispettare i propri diritti. D’altronde si è detto spesso che questa è una guerra e durante la guerra c’era chi cercava di saltare la fila per portare un tozzo di pane ai propri figli.

Allo stesso modo, nel Cosenza, dopo l’ennesima Caporetto, ognuno cerca di prendere le distanze dagli altri, non si ragiona più di gruppo, non ci si difende più l’un l’altro e questo è il segnale inequivocabile della resa, l’inizio della fine.

Ognuno cerca di portare avanti le proprie ragioni dimenticando quelle degli altri ed allora scopriamo che a Venezia i calciatori non hanno lottato e sudato la maglia e ieri che i ragazzi sono apparsi rassegnati e poco motivati!

Nessuno mai finora aveva fatto questi discorsi, sia perché fino alla partita di Brescia la squadra aveva sempre lottato e non era stata mai surclassata da avversari anche molto più quotati anzi, i tanti pareggi anche in recupero, mostravano dei limiti, ma anche tanta voglia di superarli. L’ho scritto tante e tante volte, fino alla noia, a questa squadra sono mancati quei quattro o cinque calciatori di categoria superiore, specie in attacco, che una squadra di serie B necessita. Alcuni dei tanti pareggi sarebbero diventati delle vittorie ed adesso si parlerebbe di altro. Ma si è voluto tirare ancora una volta la cinghia, pensando di compiere l’ennesimo miracolo.

Così a settembre sono arrivate solo speranze e a gennaio solo scommesse. Risultato? L’anno scorso Riviere, Asencio, Baez e Bruccini hanno portato alla cassa 34 gol, quest’ anno Petre, Borrelli, Gliozzi, Trotta e Mbakogu la miseria di 8, di cui 7 solo Gliozzi. Mi pare che ci sia poco da aggiungere, la disfatta è tutta qui.

Dicevamo, da Brescia qualcosa è cambiato, anzi già dalla partita con il Chievo la squadra ha perso la sua identità, poi, pian piano, ha cominciato a rendersi conto dei propri limiti e capito ben presto che tutto sarebbe stato vano perché se prima si costruiva gioco, ma non si capitalizzava ora non si riesce a fare più né l’uno e né l’altro. Hanno cominciato a mollare tutti i nuovi perché privi di quel senso di appartenenza che aveva caratterizzato il gruppo della promozione. Giocatori giovani e stranieri che non hanno capito manco dove si trovano e quale importanza rivestono i colori rossoblù per una tifoseria che hanno visto solo in cartolina, affiancati da altri calciatori navigati, tutti prestiti, che non hanno mai intravisto un futuro con questa maglia. Il progetto Cosenza è venuto a cadere questa estate quando non si è proceduto a programmare a medio-lungo termine confermando il DS Trinchera o con chi per lui. Da allora si è andati avanti alla giornata, cercando conferme e riconferme settimana dopo settimana. Ciononostante fino a Brescia si è remato tutti dalla stessa parte, adesso ognuno rema per sé la propria scialuppa e la nave Cosenza resta sul fondo!

Allora cosa aspettarsi da qui alla fine del campionato? Se ragioniamo da freddi osservatori, assolutamente nulla: nessuno può lontanamente ipotizzare che in questa situazione si possa fare punti con Empoli e Monza ancora proiettate a raggiugere i loro obiettivi, si potrebbe avere qualche chance in più contro un Pescara pieno di problemi ed un Pordenone ormai salvo.

Se invece ragioniamo da tifosi, per tentare di arrivare ai play out servono almeno queste due vittorie, nella speranza che l’Ascoli non vada oltre i 42 punti (Empoli, REGGINA, Cittadella, CHIEVO – in maiuscolo le partite in trasferta) il suo percorso e che la Reggiana (Pordenone, PESCARA, Spal, VICENZA) non ne faccia 39 così come il Pescara che deve recuperare la partita interna con l’Entella, poi COSENZA, Reggiana, CREOMONESE e Salernitana.

Quale mago possa risolvere i problemi, ormai incancreniti e precedentemente evidenziati, è difficile pensarlo oggi. Bisognerebbe resettare tutto e ricominciare d’accapo, evitare anche mere lotte tra poveri e soddisfazioni effimere di chi pone avanti il proprio ego a dispetto di soluzioni costruttive,

ma mi pare che dal porto delle nebbie non giungano segnali, nemmeno di fumo, e si continui ad aspettare, aspettare, aspettare …..

Forza lupi

 

 

 

 

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Nato a S. Marco Argentano (Cs) il 27 settembre 1962, sociologo di professione e giornalista per passione. Laureato in Scienze Economiche e Sociali all’Università della Calabria con una tesi sui “Significati del Calcio, sport, società e tifosi, con particolare riferimento alla vicenda cosentina”. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 1994 presso l’emittente TEN e poi a Cam Tele3. Lasciata l’attività per motivi legati alla professione di sociologo, pur continuando a seguire le vicende del Cosenza come per quasi tutta la mia vita, sono ritornato al giornalismo nel 2010 iniziando la collaborazione con il quotidiano Cosenza Sport ed in seguito con il Gazzellino della Calabria. Dal 2012 al 2016 cronista tecnico delle partite del Cosenza calcio per conto di Jonica Radio/Tv Sud e Lupindiretta. Nel 2013 ho collaborato anche con l’emittente televisiva RTI, con la testata on line News di Calabria e Magico Cosenza. Dal 2016 conduttore di Lupus in Forum su Mediaterronia Tv, emittente comunitaria della quale da gennaio 2017 ne sono diventato Direttore responsabile. Dal 2012 collaboro con il Corriere Sportivo di Calabria, dal 2019 come caporedattore.

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