City Rende, Occhiuzzi: “Giovani, territorio e ambizione per tornare in alto”

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FOTO MICHELE DE MARCO

Il City Rende di Occhiuzzi: giovani, lavoro e ambizione. Dalla scuola calcio alla prima squadra, il progetto punta sulla crescita tecnica ed educativa

Nella consueta rubrica delle interviste del Corriere Sportivo di Calabria, questa settimana abbiamo dialogato con Roberto Occhiuzzi, ex calciatore e allenatore del Cosenza e oggi fondatore e direttore tecnico del City Rende FC. Insieme a lui abbiamo approfondito il nuovo percorso intrapreso con il City Rende: dalla formazione dei giovani alla valorizzazione del territorio, fino alla filosofia e alle ambizioni che accompagnano il nuovo progetto societario.

  1. Lei è stato tra gli ideatori del progetto City Rende: qual è stata la scintilla che, quattro anni fa, l’ha spinta a immaginare questa nuova realtà?

La scintilla è nata dal desiderio di restituire entusiasmo a una piazza che mi ha dato tanto, sia come uomo sia come calciatore, con l’obiettivo di far rinascere il calcio a Rende. Rende è la città in cui vivo, la città della mia famiglia e, per questo, è a tutti gli effetti la mia seconda città. È proprio questo legame profondo che mi ha spinto, insieme a mio suocero Mario, il quale ricopre la carica di Presidente, ad immaginare una nuova realtà e a costruire qualcosa di importante per il territorio. Come ho detto qualche giorno fa sul palco, in occasione della presentazione del City Rende, il nostro obiettivo principale è duplice: da una parte creare un progetto giovanile solido e ambizioso, dall’altra riportare il City Rende nel calcio professionistico, nelle categorie che, per storia e tradizione, ritengo gli competano. Considerando la storia del Rende Calcio e anche il mio percorso personale, riuscire a riportare questa società nel calcio che conta rappresenterebbe per me un motivo di grande orgoglio. Ma, soprattutto, sarebbe un motivo di orgoglio per tutta la città e per una piazza che merita di tornare a vivere quelle emozioni.

 

  1. Ha avuto modo di studiare diversi modelli di Academy in Italia e in Europa: quali aspetti di queste esperienze ha deciso di trasferire nel progetto City Rende?

Il modello portoghese del Benfica è sicuramente quello che mi ha incuriosito e attratto maggiormente. Mi ha colpito soprattutto il modo in cui viene sviluppato il calcio giovanile, attraverso un’esperienza sportiva che inizia fin da piccoli, partendo dal gioco di strada e dalla presenza di numerosi campetti distribuiti sul territorio, dove i ragazzi possono esprimersi liberamente e senza troppi vincoli. È un aspetto che riteniamo possa essere trainante anche per il nostro progetto City Rende. Un altro elemento dal quale prenderemo sicuramente spunto è il lavoro precoce sull’aspetto cognitivo dei ragazzi. Crediamo sia importante, fin dai primi anni, aiutarli a comprendere cosa significa giocare a calcio, sviluppando la capacità di leggere le situazioni di gioco e di prendere le decisioni più appropriate in campo. In questa fase, quindi, l’obiettivo non sarà concentrarsi eccessivamente sulla tattica, ma lavorare soprattutto sugli schemi motori, sulle competenze tecniche e sulla capacità di interpretare il gioco, creando basi solide per la crescita futura dei giovani calciatori

  1. Uno degli obiettivi è costruire una prima squadra alimentata anche dai ragazzi del vivaio: quanto tempo e quale lavoro servono per rendere realmente concreto questo percorso?

Il percorso è sicuramente lungo, in quanto a un bambino va dato il tempo di crescere e di maturare durante tutto il percorso del settore giovanile. Teniamo ben presente che fin da subito abbiamo avviato un importante lavoro di scouting, che ritengo fondamentale per qualsiasi Academy, visionando in questi mesi oltre 200 ragazzi tra Allievi e Juniores. È normale che ci auguriamo di raccogliere nel più breve tempo possibile dei risultati positivi, ma se parliamo di prodotti e di crescita, noi dobbiamo avere la pazienza e la capacità di aspettare. Il nostro vero obiettivo, oltre a quello di far approdare in prima squadra più giovani possibili proveniente dal nostro vivaio, è quello di formare ragazzi che, attraverso un percorso tecnico ed educativo, possano arrivare preparati al calcio dei grandi e soprattutto diventino degli uomini. Se riusciremo a valorizzare i nostri giovani e a portarli a esprimersi ai massimi livelli, allora avremo costruito qualcosa di veramente importante per il City Rende.

 

  1. Il calcio giovanile italiano viene spesso accusato di fare fatica a produrre nuovi talenti: secondo la sua esperienza, dove bisogna intervenire maggiormente?

Bisogna intervenire sul sistema calcio in quanto attualmente è sbagliato. Credo che il sistema del calcio giovanile italiano debba intervenire soprattutto sulla mentalità e sul modo in cui accompagniamo i ragazzi nel loro percorso di crescita. Il primo aspetto riguarda i giovani che arrivano nelle formazioni Primavera. A mio avviso, troppo spesso vengono fatti loro contratti economicamente importanti in una fase ancora molto precoce della loro carriera. Il rischio è quello di bruciare le tappe e di togliere al ragazzo alcuni degli stimoli fondamentali per continuare a migliorarsi. Quando un giovane raggiunge troppo presto una certa sicurezza economica, può venire meno quella fame che dovrebbe accompagnarlo nella fase più importante della sua formazione. Il secondo aspetto, altrettanto importante, riguarda le aspettative che vengono create intorno ai ragazzi e alle loro famiglie. Non bisogna fare false promesse e far credere a un giovane che il suo percorso sia già scritto. Al contrario, bisogna insegnargli che il posto deve conquistarselo ogni giorno: allenandosi, sudando, facendo sacrifici e accettando anche le difficoltà e, a volte, le ingiustizie che possono presentarsi lungo il percorso. Sono proprio queste esperienze che aiutano un ragazzo a crescere, a sviluppare carattere e a capire il valore di ciò che riesce a conquistare. Naturalmente, tutto questo deve partire dal divertimento e dalla passione per il calcio: un bambino deve innanzitutto divertirsi, amare quello che fa e avere il desiderio di tornare in campo ogni giorno. Credo che, se i giovani e tutto il sistema che ruota intorno a loro — società, procuratori, dirigenti, allenatori e famiglie — riusciranno a comprendere questi principi, potremo davvero contribuire a cambiare e migliorare il calcio italiano. Bisogna tornare a mettere al centro la crescita del ragazzo, senza bruciare le tappe e senza promettere scorciatoie: nel calcio, come nella vita, le cose più importanti bisogna conquistarle giorno dopo giorno.

 

  1. Lei ha vissuto il calcio da calciatore e da allenatore: quanto delle sue esperienze personali sta trasferendo oggi nel ruolo di direttore tecnico?

Credo di trasferire l’esperienza che mi porto dentro fin da bambino, quella che ha gettato le basi di ciò che sono oggi: dalle pietre del campo di Cetraro, che ringrazierò per tutta la vita, agli insegnamenti di mio padre, di mia madre e dei mister che mi hanno allenato. Negli occhi dei ragazzi vedo quel sogno, quella passione e quella voglia di correre dietro a un pallone e di giocare in qualsiasi momento della giornata. Mi porto dentro tanto di ciò che ho vissuto da bambino e cerco di trasmetterlo, con ogni mezzo possibile, alle nuove generazioni. Ovviamente, con il passare del tempo, sono diventato sempre più responsabile: prima come calciatore, poi come allenatore e oggi come direttore tecnico. Ma ciò che mi ha sempre dato i maggiori stimoli è stato alimentare quel sogno che avevo da bambino.

 

  1. Se a Rende si è riacceso l’entusiasmo attorno al calcio, a Cosenza si vive invece una fase particolarmente difficile. Lei ha vestito la maglia rossoblù e ha guidato anche la squadra dalla panchina: a tal proposito cosa si sente di dire?

Sono problematiche che appartengono a chi vive direttamente quella realtà. Quando non faccio più parte di un progetto, mi guardo sempre dal parlare di determinate dinamiche e preferisco guardare a casa nostra. Sinceramente, mi auguro che quanto prima le cose possano migliorare per la città di Cosenza e per la tifoseria rossoblù, perché un ritorno a una fase positiva sarebbe un beneficio per tutta l’area urbana, che merita ben altro rispetto a ciò che sta vivendo. Per questo motivo, spero si possa tornare presto a vedere un calcio di alto livello. Noi, come City Rende, ce la metteremo tutta, sapendo che la strada è lunga. Attraverso il sacrificio, il lavoro e il supporto della gente, che pian piano capirà in maniera più dettagliata cosa c’è dietro questo progetto, sono convinto che riusciremo a fare grandi cose insieme.

 

  1. Dopo una carriera importante nel calcio, cosa significa per lei lavorare quotidianamente con bambini e ragazzi e quale messaggio vuole lanciare?

Ai bambini dico sempre di mettere in campo, prima di tutto, il divertimento, ma anche tanta passione e la gioia di giocare, di stare insieme e di scendere in campo con entusiasmo. Il calcio, come la vita, ti metterà sempre davanti a degli ostacoli e bisogna avere la forza e il coraggio di provare a superarli, senza mai tirarsi indietro. Credo che questa sia una regola fondamentale, dentro e fuori dal campo. Il nostro Presidente, Mario Muglia, ne è l’esempio più lampante: da tanti anni porta avanti con successo un’importante realtà imprenditoriale, costruita con sacrificio, passione e lavoro, e oggi mette la stessa determinazione al servizio di questo progetto. Nonostante una storia professionale già importante, continua a mettersi in gioco e a sporcarsi le mani in prima persona, con l’obiettivo di far crescere il City Rende e renderlo sempre più grande.

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