
Il difensore del Cosenza gioca nonostante il lutto e dedica la partita al nonno scomparso
Una serata di calcio che va oltre il risultato, oltre i tre punti, oltre la prestazione. Nella vittoria del Cosenza contro il Trapani, c’è una storia che merita di essere raccontata: quella del difensore Alessandro Caporale, sceso in campo nonostante poche ore prima fosse stato colpito da un grave lutto familiare. La mattina della partita, infatti, il calciatore ha dovuto affrontare la perdita del nonno, una figura per lui profondamente significativa. Un dolore improvviso, difficile da elaborare, che avrebbe giustificato qualsiasi assenza. E invece, con una forza d’animo fuori dal comune, Caporale ha scelto di esserci. È sceso in campo con i compagni, ha lottato su ogni pallone, ha dato il suo contributo alla squadra in una gara vinta con determinazione. Ma quella presenza non è stata solo sportiva: è stata un gesto carico di significato umano, un modo per onorare un legame speciale che va ben oltre il calcio.
A raccontarlo è stato lo stesso giocatore attraverso un toccante messaggio pubblicato sui social:
“Ho il tuo stesso nome, guardavi tutte le mie partite e guai se papà non veniva a sistemarti la televisione, appena sentivi il telecronista nominare ‘Caporale’ ti riempivi d’orgoglio. Sappi che continuerò a provare a renderti orgoglioso anche da lassù. Ti voglio bene nonnino mio, fai buon viaggio.” Parole semplici ma profondissime, che restituiscono il ritratto di un ragazzo legato alle proprie radici, alla famiglia, ai valori autentici. La sua scelta di scendere in campo, in un momento così delicato, non è passata inosservata: è il segno di una grande professionalità, ma soprattutto di una grande umanità. In un calcio spesso raccontato solo attraverso numeri e prestazioni, la storia di Caporale ricorda che dietro ogni maglia c’è una persona, con le sue emozioni, i suoi dolori e il suo coraggio. E ieri sera, al di là della vittoria del Cosenza, ha vinto soprattutto questo.






















